lunedì 20 luglio 2015

Case popolari dieci anni di residenza: atto sbagliato tecnicamente e grave da un punto di vista ideologico e sociale

17 luglio 2015

L'atto votato dal Consiglio Comunale di Terni che prevede l'assegnazione di un punteggio maggiore nell'assegnazione dell'alloggio popolare a quei cittadini che risiedono continuativamente a Terni da almeno dieci anni è sbagliato sia tecnicamente che ideologicamente.
L'assegnazione degli alloggi popolari, che so
no sempre troppo pochi in relazione alle necessità del territorio e della popolazione, deve essere effettuata sempre tenendo conto principalmente delle condizioni di bisogno e di salute delle persone. Questo è l'unico criterio di giustizia applicabile.  Individuare altre forme di definizione delle graduatorie è pericoloso e rischia di creare distorsioni nell'assegnazione degli alloggi che potrebbero significare lo scavalcamento arbitrario nelle graduatorie di persone in minor condizione di bisogno di altre. Già oggi, scorrendo l 'esito dell'ultimo bando, si può verificare che ci sono persone che vivono in condizione di profondo disagio economico e sociale, donne sole senza reddito con figli minori, disabili o persone con gravi malattie, che non sono riuscite ad ottenere la possibilità di accedere ad un alloggio. Cosa può accadere con questi nuovi criteri? Magari persone con un reddito e senza problematiche economiche o sociali gravi, per il solo fatto di possedere una anzianità di residenza, potrebbero scavalcare persone con questa gravità di disagio. Chi ne risponderà? Cosa facciamo di queste famiglie che sono comunque residenti a Terni, con minori o con anziani malati? Le vedremo dormire in stazione?
Può trattarsi di migranti cittadini ternani, sì. Quindi hanno un bisogno inferiore? In realtà può trattarsi anche di cittadini ternani da generazioni, che non possiedono una anzianità di residenza continuativa, poiché, è evidente, non possiedono una casa dove registrarla,o perché ce l'hanno in modo intermittente e non continuativo. Basta ascoltare i servizi sociali del Comune per sapere che di questi casi ne esistono moltissimi. Quindi chi non ha una casa stabile e dorme in giro, in strada o ha domicili che variano, da amici o nei dintorni di Terni, proprio a causa di una instabilità economica e quindi di alloggio, non prenderà mai una casa, mentre chi magari ha un reddito ed una abitazione stabile (dove ha potuto mantenere per dieci anni la sua residenza), potrebbe passare avanti in graduatoria. Sarebbe paradossale! Come intende il Comune evitare che questo possa accadere?
Crediamo come SEL che una eventualità del genere vada evitata in ogni modo. Si provveda a verificare il funzionamento del registro dei senza fissa dimora, intanto, e si impedisca questa ingiustizia. L'unica graduatoria è quella dei bisogni mentre è evidente che dietro questo provvedimento si nasconda un intento discriminatorio rispetto al quale la Regione Umbria è stata già sanzionata dal Consiglio di Stato che ha cancellato il requisito, proposto a suo tempo, della residenza in Umbria di otto anni. Non si rispetta neanche lo spirito delle sentenze oltreché quello delle necessità umane. Ci fa specie vedere come un provvedimento del genere a scopo esclusivamente discriminatorio (di chi è arrivato in Italia da meno di dieci anni ma anche di chi è povero e vive di espedienti) sia stato approvato da tutte le forze politiche compreso il Centro Sinistra. Speriamo in un ripensamento o nell'attuazione di correttivi il prima possibile.

Sinistra Ecologia Libertà Terni

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