lunedì 25 luglio 2011

Norvegia: solidarietà alle ragazze e ai ragazzi della AUF

Gli attacchi terroristici che hanno ferito la Norvegia non possono non trovare la condanna ferma e indignata dell’intera opinione pubblica democratica, europea e internazionale. Un attacco rivolto a uno dei paesi europei piu’ avanzati dal punto di vista sociale, civile e delle garanzie democratiche. In questo senso non sorprende purtroppo apprendere che di ora in ora si fa piu’ concreta la pista dell’estremismo di destra, da sempre presente e attivo nell’area scandinava.

Le prime immagini e testimonianze che ci arrivano dai luoghi colpiti sono agghiaccianti e provocano, oltre a un sentimento di rabbia e frustrazione, profondo dolore: tanti di noi infatti hanno partecipato in passato a svariati appuntamenti come quello che ogni anno, dal 1979, viene organizzato a Utøya e in tanti in quelle stesse occasioni abbiamo condiviso il nostro impegno politico con le ragazze e i ragazzi della Arbeidernes UngdomsFylking (AUF), la lega dei giovani laburisti norvegesi, nell’ambito delle iniziative dell’International Union of Socialist Youth (IUSY) e dell’European Community Organisation of Socialist Youth (ECOSY).
Se le terribili notizie che arrivano in queste ore saranno confermate, dovremo purtroppo piangere oltre 80 ragazze e ragazzi tra i 15 e i 20 anni, uccisi a sangue freddo nel summer camp di Utøya. In questi concitati momenti in cui è così difficile trovare le parole per esprimere i propri sentimenti, vogliamo ad ogni modo esprimere il nostro cordoglio e la nostra solidarietà alle compagne e ai compagni della AUF e alle famiglie delle ragazze e dei ragazzi assassinati, sicuri che sia loro che la democrazia norvegese sapranno reagire individuando e assicurando alla giustizia quanto prima i responsabili delle stragi.

Nicola Bassan, Francesca Butturini, Jacopo Cesari, Matteo Ciampicacigli, Michele Colanzi, Matteo Lecchi, Giorgio Mancini, Samuele Mascarin, Nicola Natalicchio, Lara Ricciatti, Luca Serafini
dal sito di SEL Nazionale

giovedì 21 luglio 2011

SEL Terni: "Salviamo il Lago di Piediluco"

 COMUNICATO STAMPA
di
SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’
CIRCOLO di TERNI

Piediluco, lago - e borgo - fantasma?
È palese come il recente rapporto di Legambiente sulla salute del Lago di Piediluco metta in evidenza nodi mai realmente risolti nell’area, che impediscono, di fatto, un vero sviluppo in senso turistico, economico ed ambientale di una delle zone più interessanti dal punto di vista paesaggistico e naturalistico dell’Umbria e del Centro Italia.
A partire dalla balneazione, resa possibile solo per decreto e non per efficaci politiche di contenimento degli agenti inquinanti. Che, occorre ricordare, derivano principalmente da attività produttive extra provinciali e regionali (Rieti). Ma proprio per questo motivo è necessario che ci sia un accordo tra Enti in grado di rappresentare il bacino del lago come corpo unico, in cui ciò che accade in una zona influisce sull’intero ecosistema.
Altro nodo che rimane irrisolto, e sottolineato anche da Legambiente, è la non inclusione del Lago nel Parco Fluviale del Nera, che impedisce un approccio sistemico a problematiche tra loro connesse. L’inserimento del sito all’interno del parco garantirebbe, in primis, la tutela di un paesaggio che è, innanzitutto e anche, memoria storica. Degli abitanti di Piediluco, dei ternani e di tutti coloro che in questi secoli hanno visitato questo splendido lago. Tutela che non impedisce, anzi rafforza, il turismo che non può essere che diffuso e di qualità, proponendo anche progetti a basso impatto ambientale ma efficaci anche da un punto di vista di marketing territoriale (per esempio, perché non immaginare un grande anello ciclopedonale lungo le sponde del lago?). E salvaguardia che favorisce nuove economie, nuove opportunità di lavoro, prendendo spunto anche da esperienze similari (cooperative di pescatori che trasformano - anche - il loro prodotto…).
Tutto questo è compito delle Istituzioni, dei cittadini, degli operatori economici e delle imprese che traggono profitto dalle risorse del territorio. Ma principalmente spetta alla politica rendere possibile un nuovo sviluppo (sostenibile) in grado di garantire insieme tutela ambientale e progresso economico e sociale. E spetta ancora alla politica il compito di costruire scelte strategiche per lo sviluppo di un territorio: nessuna legge o atto amministrativo possono essere efficaci se non prima discusse, condivise attraverso una diffusa partecipazione.
Il Lago di Piediluco, occorre ancora ricordarlo, ha delle potenzialità ambientali, quindi turistiche ed economiche, mai realmente verificate. È ora di un cambiamento perché Terni, l’Umbria hanno bisogno di un lago (di un luogo) avanguardia di un nuovo modello di sviluppo.

Terni, 21/07/2011
Fabio Barbini, Responsabile Ambiente SEL Terni - Tommaso Sabatini, Responsabile SEL Velino

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SEL per l'illuminazione della Cascata


"Riaccendiamo la Cascata" FIRMA la Petizione online


"il giornale dell'umbria" 22 luglio 2011


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martedì 19 luglio 2011

Vendola: “Manovra, una grande manifestazione in autunno con movimenti, donne e precari”




Intervista a Nichi, pubblicata su L’Unità di oggi, sulla manovra del Governo, il ruolo delle classi dirigenti e la necessità di ritornare alle urne.

Presidente Vendola, la manovra varata in fretta e con cosi’ tanti sacrifici per i ceti medio bassi non sembra efficace neppure per stabilizzare i mercati. Se l’aspettava?
«C’e’ una speciale vulnerabilita’ del nostro Paese legata al giudizio che l’intero mappamondo politico da’ della nostra classe di governo di centrodestra: una compagine impresentabile, che ha posto sulle spalle di Tremonti una manovra di perfetta macelleria sociale, a fronte della fuga del premier. Entrambi sono ormai prigionieri di una dimensione scandalosa che riporta alla mente, a 30 anni esatti, la visione della questione morale proposta da Enrico Berlinguer».

Sono gli scandali a indebolire l’Italia sui mercati?
«La girandola di inchieste svela la verminosita’ dei poteri reali. La manovra, dal canto suo, scarica su regioni e Comuni il cerino di tagli e tasse che segnano il congedo dall’eta’ del welfare. Lo Stato si ritrae dai suoi compiti fondamentali di indirizzo politico, economico e sociale, di luogo della perequazione e lascia campo libero al mercato. Lo Stato, nella visione di questa destra, si occupa solo di impedire un decente biotestamento e diventa il guardiano dei costumi privati nell’ottica di “sorvegliare e punire”».

I vincoli di bilancio europei incideranno pesantemente anche su un futuro governo di centrosinistra. Come fare fronte? Accettando quei vincoli anche a costo di sacrificare un proprio progetto di cambiamento?
«La prima cosa da fare e’ accorgersi che sta morendo l’Europa, che e’ stata ambizione e speranza e ora e’ ridotta a protesi notarile della volontà extrademocratica e insindacabile delle grandi istituzioni bancarie e finanziarie. Un’Europa sempre piu’ dominata dal protagonismo delle destre antieuropeiste e dal rancore delle giovani generazioni sempre piu’ incompatibili con il patto di stabilita’. Giovani generazioni considerate dai teorici dell’austerita’ come un tema irrilevante rispetto ai debiti pubblici. Se e’ vero che il debito e’ una malattia, bisogna sapere anche che i farmaci liberisti rischiano di uccidere il malato. Se massacri i ceti medio-bassi, stroncando la crescita, i conti non torneranno mai. Lo devono capire i vari Tremonti d’Europa».

Dunque cosa propone per far tornare i conti e sostenere la crescita?
«L’Italia popolare e proletaria e’ allo stremo, non si era mai vista una stagione di cosi’ pesante regresso sociale. In Italia ci sono 150 miliardi di evasione fiscale, se c’e’ bisogno di pesanti manovre devono essere messe per intero sulle spalle della ricchezza, della rendita, dell’evasione. Purtroppo la rabbia sociale si riversa solo sui privilegi della “casta”, invece che su questa sperequazione di tipo ottocentesco. Per questo e’ stato un grave errore del Pd quel voto contro l’abolizione delle province».

Pensa davvero che il voto sulle province abbia un peso cosi’ rilevante?
«C’e’  urgente bisogno di segnali di concretezza e di sobrieta’. Rinviare sempre l’appuntamento con i tagli ai costi della politica ha generato una reazione rabbiosa tra i piu’ poveri».

Questa onda antipolitica, alimentata anche da settori di centrosinistra, non rischia come nel 1992 di produrre una svolta populista e reazionaria?
«Sono molto preoccupato perche’, in un’Europa che ha perso ambizioni e racconto, l’antipolitica insieme alla crisi sociale puo’ portare davvero a scorciatoie reazionarie. Se a pagare il conto sono sempre i soliti predestinati, se non c’e’ una netta alternativa tra le politiche economiche di destra e di sinistra, allora crescono gli “indignatos”. Il ripensamento in corso in molti partiti socialisti rispetto alla lunga subalternita’ al liberismo e’ motivo di speranza, ma rischiamo di essere fuori tempo».

Come dovrebbe reagire il centrosinistra italiano?
«C’e’ una larga convergenza sul carattere classista di questa manovra, dalla Cei a molte aree moderate. C’e’ il giudizio chiaro di Bersani. Le vittorie alle amministrative e ai referendum pero’ sono state subite, non si e’ ancora messo a fuoco lo smottamento dal basso, che e’ partito dai movimenti, fuori dal Palazzo. Bene, la svolta e’ matura nella societa’, ora e’ il momento di scrivere un’agenda comune e di aprire il cantiere dell’alternativa con al centro la questione sociale e morale. Altrimenti, se la politica non sara’ in grado di catalizzare la rabbia e la speranza, rischiamo che prevalgano nuovi blocchi d’ordine».

Ogni vostra proposta di cambiamento deve fare i conti i vincoli europei. Che spazio reale vede?
«Credo che esista lo spazio per ricontrattare tempi e modi per raggiungere il pareggio di bilancio. Anche Obama ha in corso un braccio di ferro con i repubblicani per innalzare il debito. Perche’  il patto di stabilita’ deve essere un totem intoccabile e le condizioni delle famiglie no?».

Come si deve muovere l’opposizione?
«L’unico modo per voltare pagina e’  licenziare il governo Bisignani-Milanese e andare al voto».

Come si ottiene il voto anticipato?
«Non facendo sconti a nessuno. Il centrosinistra e’ uno straordinario potenziale, ora servono segnali chiari: una grande manifestazione in autunno per dire che siamo in campo, una coalizione con un’anima, che vogliamo coinvolgere da protagonisti i movimenti, dalle donne ai precari. Non abbiamo tempi infiniti».

Governo istituzionale?
«Non c’e’ spazio per formule tecnocratiche o diversivi tipici del trasformismo».

Delle primarie non parla piu’?
«Non c’e’ bisogno che io faccia il disco rotto. Mi pare che, dopo le vittorie di Milano, Cagliari e Trieste siano ormai un patrimonio condiviso anche dai vertici del Pd».

Nella sua alternativa c’e’ anche l’Udc?
«Serve un chiarimento. A Casini voglio dire che di troppa furbizia si muore. L’equidistanza tra centrosinistra e Berlusconi non e’ piu’ sostenibile. E neppure l’altalena tra i due poli, senza avere il coraggio di uno sforzo anche autocritico su un ciclo lungo che ha devastato la societa’ italiana».

Propone un ultimatum a Casini?
«Non ho atteggiamenti intimidatori, ci tengo a discutere nel merito. E considero un guaio che Casini non si accorga di quanto rilevante sia stata tra i cattolici la partita sull’acqua pubblica, quasi un gesto di liberazione dall’individualismo. E ancora: si puo’ essere impermeabili al tema dei diritti di nuovi soggetti, all’evoluzione dei costumi? Considero una vergogna vivere in un Paese senza una legge sulle coppie di fatto, non sono disponibile a una rimozione di questi temi».
Sulla legge elettorale che opinione ha?
«Do un giudizio positivo su entrambi i referendum che puntano a smontare il Porcellum. E aspetto di capire meglio la proposta di legge del Pd, che mi pare oscura e troppo arzigogolata. Credo che, per garantire rappresentanza e coalizioni, la soluzione migliore nell’immediato sia una legge per tornare al Mattarellum, come proposto da Gustavo Zagrebelsky»
Andrea Carugati

venerdì 1 luglio 2011

La marcia in più della Sinistra italiana

La sinistra italiana ha una grande ricchezza, di cui sembrano dimenticarsi talvolta i suoi leader: un patrimonio di mobilitazione e partecipazione che si è riattivato ed ingrandito negli ultimi mesi portando ad importanti vittorie. Questo blog è nato in tempi bui, dopo quello che definimmo “l’anno zero” della sinistra italiana: il 2008 con la sconfitta alle politiche, l’eliminazione di una parte della sinistra dalla rappresentanza parlamentare, la vittoria di Alemanno a Roma. Nelle ultime settimane abbiamo avuto la fortuna di descrivere e indagare un paese diverso: quello delle amministrative e quello dei referendum. E’ bene riflettere e analizzare i cambiamenti nella società che sono alla radice di quelle vittorie, lo abbiamo fatto qui collettivamente e lo ha fatto qui Cecilia D’Elia. Oggi abbiamo degli studi che ci spiegano meglio cosa è successo, vediamone alcuni.
Il primo studio è quello di Ilvo Diamanti e della sua Demos. Molti, nella lettura, si saranno fermati ai pronostici elettorali che danno il centrosinistra “classico” (Pd, Idv, Sel più, se vorrà, la Federazione della Sinistra) in vantaggio di 7 punti percentuali sul centrodestra. C’è poi il calo del Terzo Polo e un dato importante sul centrosinistra: a beneficiare della tornata elettorale e referendaria sembrano essere soprattutto Pd e Idv, mentre Sel perde quasi un terzo dei suoi consensi “virtuali” tra febbraio e giugno. Dati che varrà la pena commentare solo se saranno confermati da altri sondaggi.
E’ invece importante riflettere sul resto dell’indagine Demos che riguarda l’intensità e la modalità di partecipazione alle recenti campagne amministrative e referendarie. La mobilitazione è stata molto alta negli elettorati di Sel, Movimento 5 stelle e Idv ma anche in quelli di Pd e Fli: la percentuale di elettori di questi partiti che dichiara di aver fatto campagna o di aver cercato di convincere qualcuno a votare varia dal 29% tra chi vota per il partito di Bersani al 52% tra chi sostiene Sinistra Ecologia e Libertà.
Tra tutti gli intervistati, il 16% dichiara di aver partecipato alla campagna o di aver lavorato sulla partecipazione al voto. Come? In oltre la metà dei casi con una campagna orizzontale tra i conoscenti: familiari o colleghi di lavoro. Gli esperti dicono che è il tipo di campagna che funziona di più: un conto è vedere un estraneo in tv, un conto è ascoltare il consiglio da un amico o un familiare. Quasi il 10% ha usato internet, un altro dato molto importante su cui torneremo tra poco. Dei 16 italiani su 100 che dichiarano di essersi mobilitati, 9 sono “nuovi”: non l’avevano mai fatto prima. Tra di essi, un terzo ha usato internet, facendo la campagna “reticolare”, come l’ha chiamata Diamanti. Abbiamo scritto in una serie di articoli su Milano come sia stata importante, nella campagna che ha portato alla vittoria di Pisapia, la combinazione tra l’attivazione dei militanti sulla Rete e la loro campagna orizzontale sul territorio.
E qui si arriva al dato più interessante politicamente, che riguarda le categorie sociali. Le donne sono solo il 37% tra i mobilitati “storici” (quelli che l’hanno sempre fatto) ma sono ben il 46% tra quelli nuovi. Le ragazze e i ragazzi al di sotto dei 30 anni si sono mobilitati in misura doppia rispetto al passato. I due terzi dei nuovi mobilitati hanno la maturità o la laurea. Mentre tra i militanti storici prevalgono pensionati e dipendenti pubblici, tra quelli nuovi crescono gli studenti e gli “operai”. Il 58% dei nuovi mobilitati è orientato a sinistra o a favore del centrosinistra. Sovrapponiamo questi dati alle mobilitazioni sociali dell’ultimo anno: quella delle donne di “se non ora quando?” (che si rivedranno qui, molto presto), quella degli studenti e dei ricercatori di quest’autunno, le mobilitazioni operaie e del mondo del lavoro, di cui quelle della Fiom sono state solo la parte più visibile.
E poi, il mondo della cultura che si riflette nel dato sul titolo di studio. Si guardi alla nostra analisi “sociale” della sconfitta del 2008 per capire quanto sia straordinario questo cambiamento: lì si perse con l’astensionismo dei giovani con alto livello di studio e con il passaggio a destra di una parte dei ceti popolari per non parlare dei 18 punti di scarto tra Berlusconi e Veltroni nel voto femminile. Qui si vince riportando al voto e alla mobilitazione queste categorie. E’ una mobilitazione che non va data per scontata nella campagna per le politiche, però.
Questo articolo dell’epistemologo Paolo Bottazini, invece, ci spiega come ha funzionato la campagna sulla Rete e come la destra non abbia ancora capito i social network. Probabilmente non è solo questione di comprensione: è che un modello di comunicazione reticolare e orizzontale è molto difficile da adattare ad un partito personale e autoritario come quello di Berlusconi. E poi, non basta dire Rete. Bottazini fa un’affermazione che molti politici dovrebbero tenere a mente: tutto è partito da lontano, molti mesi prima dei referendum. L’esempio più importante è la pagina Facebook “Acqua pubblica” creata dal sindaco di Cassinetta di Lugagnano (un piccolissimo comune lombardo all’avanguardia su politiche urbane e ambientali) e che ha raccolto un milione di fan. Leggermente meno persone (900mila) hanno visto questo video su youtube in cui un giornalista si avvicinava alla centrale di Fukushima.
E veniamo all’ultimo gruppo di dati, che riguarda la TV: quella “generalista” (i vecchi 7 canali principali) dove le immagini e le notizie su Fukushima, ad un certo punto, sono praticamente sparite. Non serve essere dei complottisti paranoici per dire che, forse, non si è trattato di casualità. Basta leggere l’inchiesta di Repubblica su come vennero oscurati i risultati delle regionali del 2005 per capire che, quando si tratta di esercitare la censura ed il controllo sull’informazione, la destra riesce ad essere assai reticolare.
Peccato per loro, perché quello strumento sul quale si concentrano è sempre meno importante: un’elaborazione dello Studio Frasi pubblicata questa settimana dall’Espresso ci dice che nell’ultima stagione televisiva (12 settembre 2010-28 maggio 2011) Canale 5 ha perso il 10,5% di share rispetto all’anno precedente, Italia 1 il 10,7% e Rete 4 l’8,47%. Rai 1 e Rai 2 hanno perso, rispettivamente, il 5,25% ed il 6,96%. Alcuni spettatori saranno sicuramente “migrati” verso i canali digitali o satellitari ma è anche vero che, nello stesso periodo, Rai 3 ha guadagnato il 2,9% e La7 addirittura il 28,3%. Se si vuole avere il polso di cosa cambia nella società italiana bisogna andare più a fondo e guardare al successo di certi programmi: l’ascesa del Grande Fratello anticipò, nel 2000, l’egemonia televisiva del centrodestra degli anni duemila.
Ebbene, l’ultima stagione del reality è stato un vero fallimento: poco più di 5milioni di spettatori medi e uno share del 23%. Poco se si pensa che fino al 2006 si era stabilmente sopra il 30%. Chi ricorda ora di quando “Vieni via con me” batté in ascolti proprio il Grande Fratello? Cambiano i gusti e cambiano gli interessi, non bisogna dare la TV per morta ma continuare a pensare a buoni programmi.
E di buoni programmi oltre che di buoni strumenti e buon personale politico ha bisogno la sinistra italiana se vuole sfruttare la risorsa della partecipazione e le opportunità fornite da alcuni cambiamenti sociali. Non è solo questione di primarie ma anche, come abbiamo scritto qui, di quale risposta si da alla crisi economica e dei conti pubblici perché sennò il rischio è di fare la fine dei socialisti greci o spagnoli.

Mattia Toaldo - fonte http://italia2013.org

mercoledì 22 giugno 2011

Maurizio Landini alla Festa della Fp-Cgil

Giovedì 23 giugno alle ore 21, Maurizio Landini sarà intervistato da Norma Rangeri (direttore "il manifesto) a Pretola, in occasione della Festa della Funzione Pubblica CGIL.
info: www.cgilumbria.it 

sabato 18 giugno 2011

Comunicato SEL su Basell

La decisione della basell di interrompere la trattativa con la Novamont per la vendita del sito di terni, rifiutando la proposta senza dare alternative, rischia di vanificare il grande impegno che i lavoratori, le organizzazioni sindacali e gli enti locali hanno portato avanti in questi mesi per la salvaguardia del lavoro e della qualità del futuro produttivo del nostro territorio. Ricordiamo che proprio grazie alla grande unità nella lotta per la difesa de lavoro si era aperta una speranza. Invece oggi  La multinazionale ha scelto di rifiutare la proposta non per ragioni economiche ma per  ragioni legate alle proprie strategie industriali che non vedono piu terni come sito produttivo ne per se ne per altri.  Purtroppo il governo nazionale e il ministero dello sviluppo economico hanno scelto in questa fase di rimanere a guardare la trattativa,  di fatto lasciando mano libera alla basell e rinunciano, a differenza della multinazionale, a qualsiasi politica industriale sul nostro territorio: non si capisce, infatti, perche mentre si firmano gli accordi per il rilancio della chimica verde a Porto Torres si abbonda a se stesso terni che nel campo ha un esperienza di eccellenza mondiale  come quella della Novamont.  Il governo non può, a nostro avviso, più stare fermo e deve immediatamente convocare la basell per riaprire il tavolo delle trattative.  Rischiamo altrimenti di perdere l'ultimo treno dello sviluppo nel settore della  chimica verde.  E' dunque fondamentale da parte di tutt mettere in campo le iniziative necessarie a riprendere la lotta sospesa durante la trattativa e accompagnare i lavoratori nella loro battaglia e per rilanciare il tema della vertenza Terni a livello nazionale e richiamare il governo alle sue responsabilità. In questo senso riteniamo importante la convocazione da parte del sindaco per lunedi pomeriggio gli stati generali della città su questi temi.

Terni, 8 giugno 2011

Circolo Sel Terni e Federazione provinciale Sel di Terni

mercoledì 8 giugno 2011

Una Via a Terni per Berlinguer


Al Sindaco del Comune di Terni
   All’Assessore all’Urbanistica            
   del Comune di Terni 


Il 6 Giugno 2011 si è svolta, presso Palazzo Gazzoli, un’assemblea pubblica sul tema “Enrico Berlinguer e il nostro tempo”.
L’iniziativa, promossa dal Circolo di Terni di Sinistra Ecologia Libertà, ha visto la partecipazione attenta di un buon numero di donne e uomini, giovani e non, che hanno seguito l’interessante dibattito tra alcuni dei protagonisti della politica ternana ed umbra della stagione berlingueriana.
Durante i lavori è emerso l’auspicio che anche la città di Terni, per il profondo carattere democratico ed antifascista, di forte partecipazione popolare alla vita sociale e politica che l’ha sempre contraddistinta, abbia una piazza, una via o in ogni caso un luogo importante intitolato ad un uomo politico che ha sempre anteposto il bene del Paese a quello del suo partito.
Che ciò possa avvenire nell’anno del 150° anniversario dell’unità d’Italia sarebbe un elemento di ancor maggior rilievo, coerentemente con questa figura limpida, apprezzata e riconosciuta al di la’ delle appartenenze politiche.
Ricordiamo come la città di Terni ebbe modo di esprimere l’affetto a Berlinguer, nel comizio che egli tenne in una Piazza della Repubblica stracolma il 20 Gennaio 1980.
In quella occasione lanciò un forte appello per la soluzione dei conflitti allora presenti in tanta parte del mondo, per un futuro di pace e di cooperazione.
Ci facciamo interpreti di questa volontà, avanzando a Lei la richiesta di cui sopra, certi che la Sua sensibilità saprà dare la giusta considerazione ad un sentimento che, ne siamo convinti, è di tanta parte della città.


                                                                                                                     Distinti saluti

                                                                                                                Per il circolo SEL di Terni

                                                                                                                       Luciano Zara

mercoledì 1 giugno 2011

SEL mobilitata per i Referendum

Una settimana di intensa mobilitazione per SEL in tutta la Provincia, per i Referendum.
In questi giorni sono in corso volantinaggi per i quartieri della città di Terni e affissione di manifesti. 
Sabato mattina ci sarà il banchetto a Borgo Bovio. 
Di seguito le altre iniziative organizzate




Il Circolo Sinistra Ecologia Libertà
di Narni presenta

Narni Sabato 4 Giugno 2011 
ore 18.30
Sala  del Camino Palazzo Eroli (via A.Saffi)

SI vota Sì
Incontro sui temi dei referendum con

Alessandra Paciotto Portavoce  Comitato umbro “Vota SI per fermare il nucleare”
Oriana Marchi Portavoce Narni Comitato  “2 SI’ per l’Acqua Bene Comune”
Loredana De Petris Coordinamento Nazionale Sinistra Ecologia Libertà
 !!!  Al termine dell’incontro sarà offerto un aperitivo



>>>  Sabato 4 GIUGNO - ore 21.00
Teatro comunale Avigliano Umbro
Il Circolo Sel di Avigliano Umbro presenta
Verso i  referendum 
coordina Giuseppe De Luca Circolo Sel Avigliano 
con  Loredana De Petris Coordinamento nazionale Sel

sabato 28 maggio 2011

Enrico Berlinguer e il nostro tempo


Terni – Italia 150°
Storie dell'Italia Unita


LUNEDI’ 6 GIUGNO 2011
ORE 17,30
Sala Rossa di Palazzo Gazzoli



“ENRICO BERLINGUER E IL NOSTRO TEMPO”

Presiede LUCIANO ZARA   Coordinatore cittadino  S.E.L.


Saluto del Sindaco LEOPOLDO DI GIROLAMO


Testimonianze di alcuni dei protagonisti ternani della stagione
berlingueriana

GIACOMO PORRAZZINI       
MAURIZIO BENVENUTI         
ORTENZIO MATTEUCCI        
CLAUDIO CARNIERI              


Intervento conclusivo

MARCO FUMAGALLI     Presidenza nazionale  S.E.L.

 

lunedì 16 maggio 2011

Giordano (Sel) "No a nuove maggioranze"


Sabato Franco Giordano ha partecipato a Terni ad un'iniziativa di SEL per i Referendum. L'esponenente nazionale di SEL ha rilasciato al "Corriere dell'Umbria" una dichiarazione sulla situazione al Comune di Terni, chiedendo che si ricomponga la maggioranza in un quadro limpido e chiaro, evitando eventuali allargamenti

mercoledì 11 maggio 2011

Iniziativa con Franco Giordano e banchetti informativi nel territorio


SEL Terni organizza un’iniziativa con Franco Giordano sui Referendum e banchetti informativi nel territorio comunale

 In vista dell’appuntamento referendario del  12 e 13 giugno, SEL Terni organizza delle iniziative che avranno inizio Sabato 14 maggio per informare i cittadini sulla consultazione referendaria ed invitarli a votare Sì per i quattro quesiti proposti: contro la privatizzazione dell’acqua, contro il nucleare e per l’abrogazione della norma sul legittimo impedimento.
La mattina del 14 ci sarà un volantinaggio in bicicletta per le vie della città, mentre presso il Parco Le Grazie si terrà un banchetto informativo sui Referendum e sull’attività del nostro Partito nel territorio. Nel pomeriggio, presso la sede SEL di Via del Leone, incontro con Franco Giordano, della segreteria nazionale di SEL. L’appuntamento è alle ore 17.30, seguirà un aperitivo. L’occasione servirà anche per  discutere della situazione politica nella nostra città.
I Banchetti informativi saranno poi organizzati in altri luoghi del nostro Comune. La mattina di sabato 21 SEL Terni sarà a Piediluco, davanti alla Ex Scuola Elementare, Sabato 28 a Borgo Rivo, presso Piazza della Meridiana  e  Sabato  4 giugno a Borgo Bovio, davanti al centro commerciale Conad.

Terni, 12/05/2011
Circolo Comunale SEL Terni

Contro le strumentalizzazioni, alziamo lo sguardo

Se questa insensata crisi politica deve  servirci a qualcosa serva a guardarci in faccia ed a fare un’analisi di coscienza collettiva per produrre un ragionamento politico alto ed all’altezza del momento di difficoltà profonda che si appresta a vivere la città. L’alternativa è lo sprofondare nel gorgo inarrestabile dell’imbarbarimento politico a cui stiamo assistendo. Terni di fronte alla crisi mondiale intercetta una crisi di sistema che mette a repentaglio il proprio futuro, gli asset economici storici (acciaio e chimica) sono a rischio. I pontelli pubblici che questo sistema hanno accompagnato, sviluppato ed arricchito, dalle politiche sociali e sanitarie, al sistema della conoscenza, sono in grave ridimensionamento.  Il momento richiederebbe uno sforzo collettivo di grande livello. Una chiamata alle armi delle idee, del pensiero, un esercizio eccezionale  delle virtù pubbliche e private. Ciò che ci troviamo di fronte è invece uno spettacolo avvilente. Una rincorsa al posizionamento sul pezzetto di legno più comodo della zattera che si vuol mandare alla deriva. Bè noi non ci stiamo. Terni è una nave corsara che ha attraversato orgogliosa il burrascoso  mare del Novecento e che può ritrovare il vento per spiegare le sue vele nel Terzo Millennio. Ha tutte le energie e le risorse per poterlo fare: un grande Know How produttivo, competenze, professionalità, intelligenze. Anche nel settore della cultura ha fatto passi da gigante, proiettandosi sul panorama nazionale ed internazionale su temi che riguardano la propria identità: l’innovazione, la cultura popolare, il contemporaneo. Sempre più non ternani la scelgono come città d’elezione dove trasferirsi a vivere anche per la qualità della vita e la proposta culturale diffusa e continuativa durante l’anno che essa  offre. Basta spostarsi un po’ da Terni per sentirne cantare le lodi. Gli unici detrattori interessati albergano qui, tra i nostri concittadini. L’ultima vicenda, quella del festival dei giovani ne è limpido esempio. Ferma restando la condanna all’infelice uscita dei cantanti sul palco, subito espressa da tutti, organizzatori in primis, colpisce il bailamme che intorno ne è scaturito. Nessuno nota come in tempi in cui il bilancio delle politiche giovanili ( non culturali tra l’altro) è quasi azzerato, i giovani della città si siano mobilitati da soli, abbiano trovato risorse, costruito iniziativa culturale e sociale, portato a Terni altri ragazzi da tutta Italia e non ultimo  più di 60.000 euro dal Ministero della Gioventù. Ossigeno anche per quelle realtà di impresa culturale in forte crisi ( tipografie, catering, service, alberghi ecc…) dopo i tagli ripetuti. Non si aspetta altro che lo scivolone non voluto per aggredire l’assessore, per contestare tutto. E’ un solo episodio, ma non l’ultimo che descrive un clima pericoloso che percorre la città. Un incapacità nel fare rete, di non saper fare squadra, di non essere in grado di riconoscersi reciprocamente i meriti. Di guardare con occhio malevolo alle iniziative che, nonostante tutto, tanti soggetti riescono per fortuna a mettere in piedi in città. Si sta alla finestra  sperando sotto sotto che qualcosa vada storto.  Da questo tarlo nessuno è immune.
Se vogliamo immaginare una nuova strategia per questa città bisogna cambiare passo. Uscire dalprovincialismo e dalla piccineria mentale e piccolo borghese del pro domo mea. Se vogliamo costruire ed intravedere il futuro di Terni  abbiamo il dovere di alzare lo sguardo.

Federica Porfidi
Coordinatrice Provinciale di Sinistra Ecologia Libertà